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Edoardo Fumagalli si racconta con 3 oggetti da cucina

Edoardo Fumagalli è il finalista italiano di S.Pellegrino Young Chef 2018 che parteciperà alla Grand Finale di maggio per vincere il titolo di miglior giovane chef del mondo.

Classe 1989, brianzolo, il suo percorso professionale comincia a 14 anni nei ristoranti della sua zona, poi continua nei grandi alberghi (il Danieli a Venezia e Villa D'Este a Como). La sua è stata una lunga gavetta caratterizzata dalla costante voglia di viaggiare per scoprire cose nuove. È proprio questa impellente curiosità che lo ha portato a 19 anni in Inghilterra, poi nella cucina del Maestro Gualtiero Marchesi, poi al Taillevent, uno dei più grandi ristoranti di Parigi e infine a New York nell’esclusiva cucina del Daniel. È stata La Locanda del Notaio a dargli il “bentornato in Italia”: qui Edoardo ha ottenuto la sua prima stella Michelin diventando così uno dei più giovani chef stellati d’Italia.

Nonostante la giovane età, Fumagalli ha le idee molto chiare su come affrontare il suo lavoro: “Sono arrivato a fare lo chef mettendo in pratica ciò che sono sempre state le mie passioni: ho intrapreso fin da adolescente la strada della formazione professionale, migliorandomi giorno per giorno in cucina. Diventare chef è stata solo una partenza: la crescita è una costante imprescindibile”.

I 3 oggetti più importanti per Edoardo Fumagalli

I 3 oggetti simbolo che Edoardo ha scelto per raccontarsi dicono molto del suo approccio alla cucina. Il primo è una cocotte in ghisa con un significato pieno di affetto ed emozione: “È quella con cui mia mamma ha sempre cotto le cosiddette carni della domenica. È una pentola a cui sono legatissimo e ancora oggi mi diverto cucinando lì dentro”.

Il secondo oggetto è molto comune e sicuramente si trova in tutte le cucine italiane: “Il cucchiaio in legno mi ha sempre affascinato fin da bambino. Il continuo utilizzo nel girare sughi e risotti fa riflettere sulla costante attenzione che è fondamentale mantenere ai fornelli”.

E infine un oggetto molto tradizionale: “Il tagliere in legno dove stendere pasta e sfoglie simboleggia per me l'importanza della scelta dei materiali in cucina. Il legno vivo e la superficie porosa permettono i massimi risultati per questo tipo di preparazioni”.

Edoardo Fumagalli si presenta dunque con un animo che non dimentica la cucina tradizionale del passato e uno sguardo costantemente rivolto al futuro. Questa dicotomia si riflette molto bene anche nel suo signature dish (Gambero carabiniere, animelle glassate, croccante alle alghe con insalatina aromatica) che sta perfezionando insieme al mentor Anthony Genovese in vista della Grand Finale del 12 e 13 maggio.

 

Scopri di più sul signature dish di Edoardo Fumagalli

I consigli del mentor Anthony Genovese allo young chef Edoardo Fumagalli

Leggi l'intervista allo chef Anthony Genovese

 

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